Accadde oggi: 10 gennaio 2018 la boxe in lutto per Giovanni Girgenti

Articolo di Gianni Virgadaula   

Oggi la boxe italiana è in lutto per un uomo tranquillo che aveva dato molto al pugilato, pur non avendo acquisito quei Giovanni Girgentirisultati che avrebbe meritato se fosse stato un pizzico più fortunato e meno tiranneggiato da arbitri e giudici. Nato il 18 dicembre del 1942 a Marsala, la città dello “Sbarco dei Mille”, Giovanni Girgenti, dopo una brillante carriera dilettantistica che lo aveva portato a conquistare 2 titoli italiani assoluti nei piuma, una finale europea con il sovietico Stepaskin, e a partecipare nel 1964 alle Olimpiadi di Tokyo, esordì nei professionisti nel 1965 battendo per abbandono alla seconda ripresa Emilio Privato. Il suo primo procuratore fu Bruno Amaduzzi, che lasciò poi il posto ad Andrea Ciaccio, quando il manager bolognese decise di occupasi esclusivamente della carriera di Nino Benvenuti.

Dopo un primo tentativo fallito nel 1968 di conquistare il titolo italiano dei piuma contro Renato Galli, il  27 luglio 1969 Girgenti raggiunse quel suo primo traguardo battendo in 12 riprese  Nevio Carbi. Difese poi il titolo dall’assalto di Ambrogio Mariani, e poi da Ugo Poli, Umberto Simbola e Antonio Chiloiro, sconfitti ai punti. Egli però in quegli anni si era fatto conoscere anche all’estero. Infatti, il 9 dicembre del 1966 aveva pareggiato in 10 riprese con l’australiano (nato a Parigi) Johnny Famechon. Essendo stato quello un verdetto controverso e certo casalingo, venne organizzato nel giugno del ‘67 un 2° incontro sempre a Melbourne. Stavolta i giudici diedero vincitore l’australiano, ma è indubbio che favorirono ancora una volta il pugile locale, destinato fra l’altro a divenire il futuro campione del mondo dei piuma. E difatti, quando nell’aprile del ’69 Girgenti e Famechon si incontrarono per la terza volta, Johnny aveva già in testa la corona di campione mondiale della categoria per la WBC. Stavolta l’incontro si tenne nella elegante cornice dell’Hotel Hilton di Londra, e il match si risolse ancora una volta sulla distanza delle 10 riprese, con Famechon proclamato vincitore ai punti. Girgenti ammise poi che quell’ultimo match era stato anche l’unico in cui il campione si era aggiudicato il verdetto per meriti propri.

Nel 1970, senza più rivali in patria, il marsalese abbandonò il titolo italiano, avendo ormai maturato altre ambizioni. Si venne così a concretizzare la possibilità di combattere a San Paolo del Brasile con Eder Jofre, lo straordinario campione che aveva dominato la categoria dei pesi gallo, e che dopo un temporaneo ritiro era ritornato sul ring con la determinazione di riconquistare il titolo mondiale. In questo contesto Girgenti era stato chiamato a collaudare le condizioni del “gallo d’oro”, ma  quel 5 dicembre del ’70, il siciliano difese cara la pelle, manovrando bene il sinistro e anticipando sempre col destro un Jofre chiaramente sorpreso dall’abilità dell’avversario. Alla fine delle 10 riprese, il verdetto venne assegnato di stretta misura al brasiliano, ma Girgenti, ancora una volta defraudato da una giuria partigiana, raccolse applausi e consensi come mai prima gli era capitato in carriera. Certo è che quell’incontro con Jofre, legittimò una sua sfida in ambito europeo. Così, il 14 agosto 1971 ad Alicante affrontò per il titolo europeo dei piuma il formidabile  cubano naturalizzato spagnolo Josè Legra, già campione del mondo della categoria. Girgenti combatté con la consueta generosità, ma la sua eccellente tecnica non gli fu sufficiente per arginare la forza di Legra, che infine lo sconfisse per KO al 9° round.

Rientrato in Italia, Girgenti riconquistò il titolo italiano battendo Augusto Civardi per abbandono al nono tempo. Di seguito, il 20 febbraio del 1972, respinse a Palermo l’assalto di Renato Galli, superato anch’egli ai punti. Poi, il 12 maggio a Torino, lasciò il titolo nelle mani del napoletano Elio Cotena, astro nascente della categoria. Il 29 novembre 1972 nuovo incontro fra i due, ma ancora una volta Cotena riuscì ad imbrigliare la scintillante boxe di Girgenti, alla quale però fece sempre difetto un pizzico di potenza.

Salito nella categoria superiore, ali inizi del ’73 il siciliano conquistò il titolo italiano dei superpiuma battendo nella sua Marsala Mario Redi; titolo che successivamente difese 7 volte anche contro uomini di valore come Mario Sanna e Natale Vezzoli, prima di lasciarlo nelle mani di Giuseppe Mura, che pure egli aveva sconfitto in un precedente combattimento. Nel ’74 ad Oslò, Girgenti fece anche il tentativo di conquistare la corona europea dei superpiuma contro Svein Erik Paulsen. Ma dopo 15 riprese combattute diligentemente, mantenendo una leggera ma costante superiorità, i giudici assegnarono il verdetto al pugile norvegese. Fu quella l’ennesima beffa, ed anche l’inizio del declino per il marsalese. Nondimeno, nel ’76 Girgenti tentò ancora di riconquistare il titolo italiano dei superpiuma, ma la sfida combattutasi a Magliano Sabino lo vide perdente contro Salvatore Liscapade. Fu l’ultimo suo incontro su un totale di 69 combattimenti, 48 dei quali vinti. Ne aveva perduti 15, e 6 ne aveva pareggiati.

 

Leave a Comment